Recensione del libro “La fabbrica” di J. Ramos

Chiunque abbia pulito almeno una volta casa propria (o un qualsiasi posto nel globo) comprenderà la mia frustrazione nel vedere su Netflix “Maid”, ovvero le avventure di una colf che si annodava in testa un adorabile fazzolettone colorato in grado di preservarla magicamente da stanchezza e batteri. All’ennesimo gabinetto lavato senza guantoni (e senza acqua) la mia personale soglia della sospensione dell’incredulità è stata rasa al suolo. Giunta all’episodio nel quale la ricchissima cliente non si arrabbia sapendo che lei ha bevuto il suo vino indossando il suo maglione di cashmere da migliaia di dollari non mi restavano più difese intellettuali per proteggermi dalla sciatteria degli sceneggiatori. Fortunatamente mi trovavo tra le mani un prezioso oggetto, un librone spesso dalla copertina rossa, contenente la panacea per questo specifico male.

“La fabbrica”, di Joanne Ramos, libro non certo snello, seppur fluidissimo (e in ogni caso scritto con un carattere piuttosto grande), forse si soffermerà troppo nella presentazione di alcuni dei suoi personaggi, prima di entrare nel vivo della storia, ma d’altra parte offre una sincera, non edulcorata, ma nemmeno esagerata, fotografia della vita delle colf e bambinaie per statunitensi ricchi. In particolare, la scrittrice, omaggiando le proprie origini, segue le vicende di alcune donne filippine, immigrate di prima e seconda generazione. E quindi no: niente datori di lavoro generosi, comprensivi, amichevoli senza tornaconto ecc ecc, e sì, molto economic gap, razzismo, sopruso di chi ha potere su chi non ne ha. Insomma: il vero stato di salute sociale del mondo, non la versione disneyana in cui i poveri sono bellissimi e l’ascensore sociale magari cigola un po’ ma alla fine parte.

Sulla copertina è stata usata come frase di lancio una frase del Cosmopolitan, “l’equivalente contemporaneo del Racconto dell’Ancella”. Ma questo libro è molto peggio (lo dico con stima). Perché non ci racconta un terrificante futuro distopico, rassicurante proprio nella misura in cui è terribile, perché lontano dal presente, troppo “da divenire se/quando/ si verificheranno determinate cose, probabilmente mai”. No, il libro della Ramos non ci permette di confortarci del nostro presente, con le sue libertà, non appena se ne abbandonano le pagine. L’inquietudine, con questo romanzo, inizia proprio quando lo si chiude. Non sufficientemente indignat*, non quanto si dovrebbe essere, visti i temi trattati, proprio perché – ahimè – quello che racconta potrebbe tranquillamente realizzarsi tra un anno, 6 mesi, o anche accadere proprio in questo momento. Certo quello che ci mostra, un elegante ed isolato residence dove un gruppo di donne, apparentemente godendo di tutti i comfort, pratica la maternità surrogata, in cambio di generoso compenso, ma anche ricattate dalla prospettiva di non percepire il generoso compenso se non si rispetta in toto il contratto, non è del tutto lecito, accettabile, ma infrange i canoni della giustizia e della correttezza in un modo estremamente contemporaneo, ovvero come lo farebbero le persone oggi, persone normali, magari più ambiziose della media, ma comunque normali, non degli sciroccati estremisti religiosi come nel caso del Racconto dell’Ancella. Proprio il fatto che si situi in un confine molto attuale tra lecito e illecito, tra etico e nient’affatto etico, questo racconto è profondamente inquietante. Ramos segue le vicende di diversi personaggi, tutti femminili, offrendo così una pluralità di punti di vista su di una medesima vicenda, e mostrandoci così che anche chi manipola, sfrutta, punisce (senza diventare né sadic* né sanguinari*) altri esseri umani non è del tutto incomprensibile (et voilà, ecco svelato il primo vero passo che segna la differenza tra chi recita in forma amatoriale e chi in maniera professionale: l’accettazione che, sostanzialmente, possiamo metterci nei panni di chiunque, anche delle persone peggiori al mondo, perché il loro orrore è anche dentro di noi, magari in percentuali diverse, ma comunque ci appartiene).

Come al solito, mi sono sforzata il più possibile per non ridurre questa recensione a un riassunto (la sinossi migliore è quella redatta dalla casa editrice, Ponte delle Grazie) e ho fatto i salti mortali per parlare della trama senza spoilerare. Spero di avervi incuriosit*. Ora chiudiamo con i convenevoli di rito:

Se questa recensione ti è piaciuta, se ti è venuta voglia di leggere il libro, sarebbe meglio tu lo facessi da una qualsiasi libreria fisica o biblioteca. Ma se proprio non puoi o se abitualmente acquisti libri o Kindle da Amazon, puoi farlo da questo link qui:

https://www.amazon.it/shop/elisa.zanotto

Non aggiunge nulla al prezzo, ma una piccola percentuale va a me, grazie a un programma di affiliazione.

Infine, qui un estratto del libro:

Lascia un commento